Fotovoltaico - Quota d'obbligo

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Non tutti sanno che oggi per le nuove abitazioni private o per tutti i nuovi edifici in genere (ad esempio ad uso industriale, per un’attività, degli uffici…) c’è l’obbligo di dotare le suddette costruzioni sia di impianti per la produzione di energia termica che di impianti per la produzione di energia elettrica entrambi alimentati, almeno in parte, da fonti rinnovabili.

Tale vincolo sussiste anche nel caso in cui avvengano ristrutturazioni importanti di un edificio pre-esistente.

Con questo nostro articolo ci soffermeremo a descrivere i vincoli riguardanti la taglia minima di potenza obbligatoria in kW (chiloWatt) riguardante l’installazione di un impianto fotovoltaico nei casi citati; un sistema fotovoltaico permette infatti di soddisfare proprio il menzionato obbligo di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili (il sole).

Ambito di applicazione
L’obbligo di installazione, sopra o all'interno dell'edificio o nelle relative pertinenze, di impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da fonte rinnovabile è stato introdotto con il Decreto Legislativo n. 28 del 3 marzo 2011 e s. m. e i. (noto anche come “Decreto Romani”); esso si applica inerentemente a:

· realizzazione di nuovi edifici;

· edifici sottoposti a “ristrutturazioni rilevanti”;

In ambedue i casi la decorrenza dell’obbligo riguarda tutte le iniziative per le quali la richiesta del pertinente titolo autorizzativo sia stata presentata successivamente al 30 maggio 2012.

Il Decreto definisce edificio sottoposto a “ristrutturazione rilevante”:

· a) un edificio esistente avente superficie utile superiore a 1000 metri quadrati, soggetto a ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro;

· b) edificio esistente soggetto a demolizione e ricostruzione anche in manutenzione straordinaria.

 

Produzione di energia termica
L’Articolo 11 e l’Allegato 3 del “Decreto Romani” fissano in particolare i limiti minimi di copertura da fonti rinnovabili che devono essere garantiti per ciò che concerne la produzione di energia termica ed elettrica necessaria all’edificio oggetto del Decreto.

Per quanto riguarda gli impianti per la produzione di energia termica (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria) riportiamo solamente che il Decreto vieta esplicitamente l’assoluzione degli obblighi termici impiegando, come fonti rinnovabili, sistemi rinnovabili che generino solamente energia elettrica che venga poi utilizzata a sua volta per produrre energia termica; un impianto fotovoltaico che alimenta ad esempio un bollitore elettrico per acqua calda sanitaria non contribuisce perciò al conteggio inerente la quota minima obbligatoria di fonte rinnovabile inerente la produzione di energia termica; in tal caso si dovranno perciò installare ad esempio dei pannelli solari termici.

 

Produzione di energia elettrica: quota d’obbligo
Concentrandoci ora sugli obblighi della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, il Decreto fissa la potenza d’obbligo minima (P0) degli impianti di produzione elettrica, alimentati da fonte rinnovabile, che devono essere installati; tale potenza detta comunemente quota d’obbligo, è misurata in kW (chiloWatt) ed è calcolata secondo la seguente formula:

 

 

 

Ovvero in altri termini:

 

“S” rappresenta la superficie in pianta dell'edificio al livello del terreno, misurata in m2 (metri quadri) mentre “K” é un coefficiente (m²/kW) che assume i seguenti valori:

a) K = 80, per titoli edilizi la cui richiesta è stata presentata nell’arco di tempo intercorrente fra il 31 maggio 2012 e il 31 dicembre 2013;

b) K = 65, per titoli edilizi la cui richiesta è stata presentata nell’arco di tempo intercorrente fra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2016;

c) K = 50, per titoli edilizi la cui richiesta è stata presentata o sarà presentata dopo il 1° gennaio 2017.

Un esempio: una nuova abitazione privata da realizzare oggi, la cui superficie (area) in pianta al livello del terreno risulti di 100 metri quadri (m2), avrà una quota d’obbligo P0 di 2 kW dal momento che S/k = 100/50 = 2), dovrà perciò essere dotata di un impianto fotovoltaico con taglia nominale almeno di 2 kW.

Un nuovo edificio industriale di 5000 m2 dovrà invece dotarsi preliminarmente di un impianto fotovoltaico di almeno 100 kW (S/K = 5000/50 = 100).

Per costruzioni con titoli autorizzativi presentati dal 1 gennaio 2017 in poi, si tratta perciò di 1 kW obbligatorio da installare ogni 50 metri quadri di superficie in pianta al livello del terreno.

Si noti che la quota d’obbligo è intesa come una potenza minima che non vieta perciò di realizzare un impianto di potenza (o “taglia”) maggiore.

Il Decreto Romani fissa inoltre che le leggi regionali possano stabilire anche eventuali incrementi (non riduzioni) dei valori della quota P0 stabilita dal Decreto stesso.

L’impianto fotovoltaico è la tipologia di impianto per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile che viene maggiormente utilizzata ai fini del soddisfacimento della quota d’obbligo; ciò non vieta comunque di adottare altre soluzioni quali ad esempio l’eolico (o anche il mini eolico o il micro eolico, specie per abitazioni private).

In caso di utilizzo di pannelli solari termici o fotovoltaici (per i rispettivi separati obblighi termico ed elettrico) che siano disposti sui tetti degli edifici, i predetti componenti secondo il Decreto Romani devono essere aderenti o integrati nei tetti medesimi, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda.

Casi particolari
Per gli edifici pubblici la quota d’obbligo P0 , precedentemente definita, è incrementata del 10%. Ad esempio se un edificio pubblico possedesse una superificie in pianta di 100 metri quadri a livello del terreno, la quota d’obbligo P0 sarebbe di 2 kW + 10 % ovvero 2,2 kW (S/k = 100/50 = 2 + 10%).

La quota d’obbligo P0 e in generale gli interi obblighi dell’Articolo 11 del Decreto Romani non si applicano agli edifici di cui alla Parte seconda e all'articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni (ovvero: “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico […] b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici[…] n.d.r.), e a quelli specificamente individuati come tali negli strumenti urbanistici, solo qualora però il progettista evidenzi che il rispetto delle prescrizioni implica un'alterazione incompatibile con il loro carattere o aspetto, con particolare riferimento ai caratteri storici e artistici.

Nel caso infine in cui sussista l'impossibilità tecnica di ottemperare, in tutto o in parte, agli obblighi di integrazione descritti, essa deve essere evidenziata dal progettista nella relazione tecnica di progetto e dettagliata esaminando la non fattibilità di tutte le diverse opzioni tecnologiche disponibili.

 

 

Ambiguità interpretativa
Il Decreto Romani all’Articolo 11 recita inoltre:

“[…]Nelle zone A del decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, (ovvero “le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi”, n.d.r.) le soglie percentuali di cui all'Allegato 3 sono ridotte del 50 per cento[..]”.

Un’ambiguità interpretativa o errore a cui spesso ci si trova di fronte (anche in vari articoli presenti sul web) è quella di considerare tale riduzione del 50 % sia in riferimento ai vincoli del Decreto Romani legati alla produzione di energia termica, sia per quelli della produzione di energia elettrica.

In realtà analizzando l’Allegato 3 del Decreto Romani si nota che le “soglie percentuali” compaiono solo in riferimento alla trattazione degli obblighi minimi inerenti la produzione di energia termica da fonti rinnovabili; nelle regole sui vincoli minimi per la produzione elettrica (citati poco sopra in questo articolo) non compaiono invece termini o soglie percentuali. Da tale osservazione se ne deduce perciò che la citata riduzione del 50 % su beni storici, artistici o ambientali sembrerebbe non riguardare anche direttamente la quota d’obbligo P0 sopra definita (non riguarda perciò ad esempio la taglia minima d’obbligo di un impianto fotovoltaico).

Tuttavia l’evidente ambiguità e l’importanza dell’argomento, ci invita a consigliare di approfondire tale questione, qualora ne ricorra il caso, con le autorità competenti (Comune, Regione…).

Ciò anche perché il presunto comune errore interpretativo era anche presente nelle regole applicative del GSE inerentemente il quarto e quinto conto energia che in merito alla quota d’obbligo P0 recitavano infatti:

“[…]mentre per le zone A del Decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968 n.1444 , la quota d’obbligo P0 è ridotta del 50%. […]”.

 

Conseguenze al mancato rispetto della quota d’obbligo
Fin qui si è parlato di “data di presentazione della richiesta edilizia” in quanto il mancato rispetto della quota d’obbligo non viene eventualmente verificato (e sanzionato) al termine della realizzazione della nuova costruzione o ristrutturazione; esso deve invece essere esplicitamente previsto nel progetto (documenti e tavole progettuali) inerente il titolo autorizzativo stesso; tale progetto, come noto, deve essere presentato alla pubblica amministrazione (ad esempio il Comune) ed agli enti competenti, che qualora non rilevino la presenza della quota d’obbligo nel progetto stesso, secondo il Decreto Romani non dovranno rilasciare il nulla osta ovvero le autorizzazioni necessarie alla costruzione.

Qualora perciò nel progetto compaia un impianto fotovoltaico destinato alla produzione di energia elettrica per la quota d’obbligo ma che questo, al termine dei lavori per la costruzione dell’edificio, non venga effettivamente realizzato, responsabilità ed eventuali sanzioni in caso di accertamenti, ricadranno, come è ovvio, perlomeno sul tecnico/progettista firmatario del progetto stesso.

 

Vantaggi per un rispetto virtuoso della quota d’obbligo
Il Decreto Romani all’Articolo 12 fissa dei benefici e vantaggi per i progettisti particolarmente virtuosi nell’applicazione dei citati vincoli dell’Articolo 11.

Si stabilisce infatti che I progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni rilevanti su edifici esistenti che assicurino una copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento in misura superiore di almeno il 30 per cento rispetto ai valori minimi obbligatori di cui all'allegato 3, beneficiano, in sede di rilascio del titolo edilizio, di un bonus volumetrico del 5 per cento (fermo restando il rispetto delle norme in materia di distanze minime tra edifici e distanze minime di protezione del nastro stradale, nei casi previsti e disciplinati dagli strumenti urbanistici comunali, e fatte salve le aree individuate come zona A dal decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444). I progetti medesimi non rientrano fra quelli sottoposti al parere consultivo della commissione edilizia eventualmente istituita dai Comuni ai sensi dell'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

 

Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili realizzati nell’ambito dei vincoli del Decreto Romani, accedono agli incentivi statali (ad esempio i vecchi del conto energia per il fotovoltaico) limitatamente alla quota eccedente quella definita obbligatoria per il decreto Romani stesso.

 

 

 

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