L'Autoconsumo in un Impianto FV

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AGGIORNAMENTO: dal 1° gennaio 2018 l'AEEGSI (Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico), citata in questo articolo, è diventata ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).

Nonostante si parli spesso di "autoconsumo", molti ignorano l’esatto significato di questa parola in termini di flusso energetico specie quando esso viene relazionato agli altri flussi di energia elettrica che interessano un’abitazione in cui è presente un impianto fotovoltaico. Proviamo dunque a definirne il significato ed a chiarire, grazie alla sua definizione, anche quali sono i vantaggi derivanti dall'installazione di un impianto fotovoltaico.

Nella figura che segue è riportato uno schema semplificato di utenza in presenza di un impianto fotovoltaico. L’immagine evidenzia in special modo gli andamenti dei flussi di energia elettrica presenti e come essi vengono contabilizzati dai due contatori del gestore di rete. Nella parte bassa dell’immagine sono riportate le relazioni esistenti fra i flussi di energia mostrati.

Come visibile in figura, nell’impianto fotovoltaico sono presenti 2 contatori che misurano 3 energie. I contatori e le misure di energia che si ottengono dagli stessi sono i seguenti:

Contatore di produzione: misura tutta l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico. Tale contatore è inserito dopo gli inverter prima di ogni altra connessione e serve a contabilizzare ciascun kWh “uscente” ovvero prodotto dall’impianto fotovoltaico.
Contatore di scambio: misura due energie ovvero quella immessa nella rete e quella prelevata dalla rete. Questo contatore è inserito immediatamente prima della rete elettrica pubblica.


Le misure energetiche disponibili dai 2 contatori dei GESTORI DI RETE sono quindi:

  • energia prodotta (letta dal contatore di produzione)
  • energia immessa (letta dal contatore di scambio)
  • energia prelevata (letta dal contatore di scambio)

Il contatore detto di produzione viene installato dal gestore di rete in occasione della messa in funzione iniziale (allaccio o connessione in rete) dell’impianto fotovoltaico; il contatore detto di scambio invece è lo stesso già installato in precedenza nelle nostre case o utenze che viene riprogrammato dal gestore affinchè sia in grado di misurare oltre che l’energia prelevata per le nostre utenze, anche quella immessa.

La cosiddetta energia autoconsumata è un'importante forma di risparmio perché è dovuta al mancato esborso economico per l'acquisto di energia dal fornitore/venditore di energia elettrica ed è ottenibile come differenza fra energia prodotta ed energia immessa in rete: quella prodotta che non abbiamo immesso in rete l'abbiamo ovviamente utilizzata. Per comprendere meglio questa affermazione basta pensare al classico paragone “energia elettrica” e “flusso di acqua”: l’impianto fotovoltaico è come una sorgente di acqua che abbiamo convogliata tutta in un condotto, se all’altro estremo del tubo è presente una diramazione in due sottocondotti (verso le nostre utenze e verso la rete pubblica), allora l’acqua (l’energia elettrica) in parte fluirà sulle nostre utenze (se ne abbiamo bisogno, ovvero se “apriamo i rubinetti”) e in parte nella rete stessa.

La parte di kWh immessi nella rete elettrica nazionale (misurata dal contatore di scambio) è l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico che non riusciamo a consumare ovvero l’intera energia prodotta al netto dell’energia autoconsumata; può capitare infatti di non riuscire a sfruttare/utilizzare tutta l’energia che sta producendo in quel momento l’impianto fotovoltaico perché magari risulta eccessiva per le nostre specifiche utenze attive nello stesso istante; non avendone quindi bisogno per intero, l’energia in surplus viene riversata automaticamente in rete.

L'energia prelevata dalla rete (anch'essa misurata dal contatore di scambio) è invece l'energia che usiamo quando ne abbiamo bisogno ma l'impianto fotovoltaico non è in grado di fornircela o non ce ne fornisce a sufficienza. Un tipico esempio è il periodo notturno o un giorno particolarmente nuvoloso: l'impianto fotovoltaico in un caso non produce affatto e nell'altro produce poco rispetto ai nostri specifici istantanei fabbisogni.


La Figura che segue evidenzia la corrispondenza fra le fasce orarie energetiche stabilite dall’AEEGSI e i relativi periodi temporali in cui l’impianto fotovoltaico produce maggiormente: Le zone colorate di giallo in modo più intenso rappresentano periodi di produzione elevata e viceversa le aree in cui man mano il giallo sfuma in bianco, corrispondono a produzione che gradualmente diminuisce.

L'impianto fotovoltaico assicura una copertura dei consumi (autoconsumo) se questi ultimi avvengono durante le ore centrali della giornata quando la produzione energetica derivata dalla posizione del sole rispetto al piano dei pannelli fotovoltaici è maggiore. Tale periodo cade proprio in corrispondenza della fascia F1 ovvero la fascia oraria generalmente più costosa per l'acquisto dell'energia elettrica; si avrà dunque che i prelievi energetici dalla rete in fascia F1 si ridurranno drasticamente rispetto al periodo pre-realizzazione impianto fotovoltaico mentre quelli in fascia F2 e F3 (fasce orarie più economiche) si ridurranno anch'essi ma in misura minore in quanto corrispondenti per la maggior parte a periodi in cui l'impianto fotovoltaico non eroga energia o ne eroga in quantità modesta.

 

Cenni allo Scambio sul Posto
La misura dell'energia immessa nella rete è utile al fine di quantificare il corrispettivo per lo Scambio Sul Posto (abbreviato spesso con l’acronimo SSP). Tale contributo è una forma di riconoscimento monetario dell'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico e rappresenta una modalità di "rimborso" dell'eventuale sola parte di energia da noi prodotta e immessa nella rete elettrica nazionale quando non ne abbiamo bisogno per le nostre utenze. L’SSP a differenza dei vecchi incentivi non ha scadenza ma si conclude con la dismissione dell'impianto fotovoltaico e dunque è destinato a protrarsi per più di vent'anni.
È molto importante osservare che lo Scambio Sul Posto non è una semplice conversione del prezzo dell’energia del singolo kWh per il totale degli stessi kWh immessi in rete ma mira a restituire gli importi sborsati per pagare le bollette del venditore/fornitore di energia in tutti quei casi (di notte o in giornate nuvolose) in cui abbiamo attinto dalla rete elettrica nazionale per soddisfare i nostri fabbisogni. Nei momenti in cui invece abbiamo prodotto energia ma non ne avevamo bisogno, la parte da noi immessa in rete è come se venisse data in prestito e successivamente ripresa (col prelievo) quando l'impianto fotovoltaico non è attivo.
In sostanza, dal momento che le bollette del venditore energetico non contemplano il conguaglio diretto in kWh dell'energia prelevata con quella immessa (né tantomeno la restituzione del corrispettivo legato all'energia immessa), occorre lo scambio sul posto per regolarizzare e gestire effettivamente il meccanismo. La bolletta energetica infatti, viene pagata normalmente al fornitore mentre i corrispettivi per l'energia immessa vengono restituiti annualmente dall’ente nazionale detto GSE (Gestore dei Servizi Energetici) tramite appunto lo Scambio Sul Posto.
Il meccanismo di SSP è sempre riferito alla situazione energetica totale di un intero anno solare: le cifre economiche in gioco quindi sono sempre legate ai flussi energetici dell’anno solare precedente a quello in cui avviene l’elargizione del corrispettivo da parte del GSE.

 

 

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