Sostenibilità ambientale ed essenzialità, un binomio imprescindibile

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La parola "ambiente" evoca, in noi, emozioni tutt'altro che positive. Questo perché ormai è sinonimo di inquinamento, rifiuti, estinzioni, inondazioni, cataclismi. Come mai, mi son chiesto! Dovrebbe venirmi in mente tutt'altro, ma soprattutto dovrebbe infondermi pace e serenità! La risposta è da cercare nella nostra coscienza.

Mi stupiva la notizia che la parola ambiente risultasse cercata, sui motori di ricerca, 46 volte su 100! Come mai? Come mai siamo in tanti a scrivere “ambiente” quale tema della nostra ricerca? La risposta è semplice: siamo preoccupati, spaventati e nutriamo dei sensi di colpa. Le correnti di pensiero sono contrastanti e da un lato c’è chi sostiene che i cambiamenti climatici siano dovuti all'azione irresponsabile dell’uomo e chi invece sostiene che si tratti di una ciclicità naturale del nostro pianeta. Sinceramente tra chi mi invita a consumare meno, a sporcare meno, a spendere meno e chi mi tranquillizza al fine di consentirmi di continuare a fare l’esatto opposto, comunque, scelgo il primo.

Nella nostra società, quella fondata sui combustibili fossili, sulla plastica, sui rifiuti, ci viene inculcato un pensiero difficile da scardinare: per raggiungere il benessere devi avere tante cose, devi consumare tanto, più degli altri. In questa società le cose invecchiano rapidamente e presto ne servono di nuove. Ovviamente le vecchie le buttiamo via. E se non hai l’auto grande, veloce e costosa non sei alla moda. Il tuo smartphone può durare al massimo 2 anni, quando va bene. Non interessa se alla fine utilizzi qualche paio di pantaloni, camice e maglioni, comunque devi averne molti più. Siamo circondati da una miriade di oggetti inutili, che sembrano necessari se non indispensabili, prima di acquistarli ma che, poi, non migliorano la nostra vita, non producono l’effetto di farci raggiungere il benessere, anzi!

I nostri bisogni sono ormai fuori controllo, non riusciamo a contenerli nella sfera dell’utile e dell’indispensabile secondo l’equazione dell’essenziale ma diventano ridondanti, affollano le nostre menti e ci rendono schiavi.

Se parlare di ambiente mi conduce ad emozioni negative, per le ragioni di cui sopra, parlare di benessere significa pensare, immediatamente, al denaro. Già il denaro. Anche in questo caso, è assurdo, il denaro diventa a sua volta un bisogno irrinunciabile, più degli altri! Il problema è che il bisogno di denaro finisce quando ne ho una certa quantità e torna in noi quando lo spendiamo per soddisfare altri bisogni. La particolarità è che se volessi dare un valore pari a cento ai miei bisogni di cose e denaro potremmo osservare che il bisogno non risulterà mai soddisfatto.

In effetti al diminuire di un bisogno perché ho comprato un oggetto aumenterà, di nuovo, il bisogno di denaro e quindi non riuscirò mai a sentirmi soddisfatto perché dovrò rincorrere continuamente i miei bisogni. Questo accade nell'era moderna, se così potessimo chiamarla. In questa dinamica il benessere non sarà mai raggiunto, dovremo consumare sempre più cose, lavorando sempre di più per comprarle e inquinando il mondo su cui viviamo.

Se riducessimo i nostri bisogni, puntando all'essenzialità, aumenterebbe la nostra ricchezza!

Già proprio così! Avrei i soldi sufficienti a comprare tutto quello di cui ho bisogno e forse me ne avanzerebbero pure un po'! La mia sete di oggetti da consumare svanirebbe anche perché considererei ogni acquisto un traguardo raggiunto e la conquista mi lascerebbe un senso di soddisfazione decisamente appagante. In tale direzione saremmo portati a far durare i nostri beni a non considerarli obsoleti solo perché una ventata di moda ne sforna di esteticamente più accattivanti. Forse l’essenzialità ci farebbe preferire prodotti con minori imballi, forse ci spingerebbe a prendere in considerazione la possibilità di riparare piuttosto che ricomprare. Forse ci verrebbe voglia di fare i biscotti piuttosto che acquistarne.

L’effetto di un cambiamento del genere rappresenterebbe la prima rivoluzione sociale!

Infatti si parla solo di rivoluzione industriale. La prima, seconda, terza; adesso siamo alla quarta o forse alla quinta! Ma alle persone chi pensa? Alle famiglie chi pensa? Al nostro pianeta chi pensa? Al nostro tempo, alla nostra libertà, quella vera, chi pensa? Ma a chi importa che il lavoro lo faccia un robot se questo non migliora la vita di nessuno? Le famiglie sono disastrate dall'era del consumismo. Ormai madri e padri sono costretti a vivere affogati nelle preoccupazioni. I soldi non bastano mai, le esigenze non finiscono mai. Bisogna produrre soldi, soldi e soldi. Comprare e comprare. La cosa peggiore è che tutto questo ci sta portando sull'orlo di un baratro. Le persone, nella maggior parte dei casi, vivono una vita difficile e sacrificata, privati della speranza di raggiungere il tanto agognato benessere e tutto questo alimentando una fucina che sta letteralmente bruciando il nostro pianeta.

Allora è necessario ripartire con un’idea nuova.

Coltivare il bello, produrre cose di qualità e, soprattutto, realmente utili, diminuire i bisogni, gli acquisti ed i conseguenti rifiuti, consumare meno energia e produrre quella necessaria con le risorse della natura, ritrovare il rapporto con sé stessi, con i propri figli, con i propri cari e, soprattutto, con la natura che ci circonda.

Ovviamente non si tratta di obiettivi facili da raggiungere perché l’ostacolo più grande è dato dal fatto che il nemico principale è nella nostra mente. La nostra mente ormai è condizionata da uno schema di vita dal quale è difficile sottrarsi anche perché il materialismo ha sopraffatto la nostra spiritualità, ha letteralmente scardinato valori e principi, privandoci di autonomia ed autostima. Bisogna uniformarsi e conformarsi. I media ci indicano i modelli da seguire e il denaro è divenuto la religione e il valore assoluto della nostra modernità.

Tutto questo troverà il limite insito proprio nella limitatezza dei confini della dimensione materiale.

Il nostro pianeta sta esaurendo le sue risorse, sta cambiando, sta mutando; anche i paesaggi sono diversi grazie all'indiscriminata azione dell’uomo. Purtroppo il conto del materialismo oggettivo sta divenendo sempre più salato. Le forti correnti migratorie dei popoli africani non sono dovute unicamente da guerre e disordini sociali. La realtà è che lo spazio abitabile è sempre meno a causa dell’aumentata desertificazione delle regioni tropicali. Interi popoli costieri hanno dovuto lasciare le proprie case per causa dell’innalzamento dei mari e degli oceani. Alcuni arcipelaghi tropicali stanno scomparendo dalle cartine geografiche perché sommersi dalle acque. Interi laghi risultano ormai prosciugati ed i relitti delle vecchie barche dei pescatori sono ormai carcasse arrugginite posate su letti di sabbia, ai poli la cortina di ghiaccio (permafrost) è ormai in riduzione costante, svariate specie di animali stanno soffrendo e saranno destinati all'estinzione certa.

Tutto questo non è dovuto all'azione dell’uomo?

Francamente, nel dubbio, preferisco pensare che sia così. Pensare che sia l’essere umano causa di tutto ciò alimenta la mia speranza che si possa cambiare. Che l’umanità possa salvarsi preservando il proprio pianeta. Che la sostenibilità e l’essenzialità diventino i principi ispiratori di tutti noi. Che la nostra vita e quella delle nostre famiglie possa migliorare, possa tornare ad essere ispirata dai valori Cristiani riconducendoci alla nostra essenza che è leggera, libera e cosciente!

 

 

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